Metodo liberale

di Maurizio Serio

Storicamente, il problema dell’individuazione di un metodo liberale si affaccia nel dibattito italiano per fronteggiare gli eccessi della filosofia idealista traboccanti nello Stato etico, con pretese totalitarie, propugnato dal fascismo – cioè paradossalmente proprio al tramonto dell’età liberale propriamente detta. Lo scenario è quello della crisi del sistema delle garanzie individuali e del funzionamento degli organi istituzionali, mentre si consuma l’erosione progressiva degli istituti dello stato di diritto, una delle grandi conquiste dell’Italia liberale. L’individuazione di un metodo politico liberale consente allora di scindere i portati positivi del liberalismo dalle sue manifestazioni storiche per incanalarli nelle varie culture politiche, delle quali può diventare un solido denominatore comune spendibile nella concreta vita e attività politica.

Il metodo della libertà

élite e di un blocco sociale che pretendeva di rappresentare un mondo (stavolta quello cattolico) invece assai variegato al suo interno, estromettendo le masse popolari da questo meccanismo – donde la sua tiepidezza nei riguardi del suffragio universale (che invece sarà uno dei punti programmatici del Ppi di Sturzo). Da qui emerge un tratto fondamentale del metodo liberale: la laicità come cifra dell’agire politico, cioè, per dirla con Norberto Bobbio, come «quell’insieme di regole formali per la pacifica convivenza di persone appartenenti a fedi diverse, e quindi come un metodo di libertà e di eguaglianza (libertà di credere e uguaglianza di fronte alla legge)», che rifiuta ogni dogmatismo, sia esso politico o religioso, nell’accettazione della necessità del confronto e della lotta politica – finanche del dissenso interno, cardine del metodo liberale contro qualsiasi assolutizzazione degli stessi meccanismi democratici.

L’opinione pubblica

Il metodo rappresentativo

A questo proposito viene ad inserirsi la riflessione sturziana sul metodo rappresentativo, categoria dirimente nel dibattito secolare sulla partecipazione del popolo e sull’attribuzione di sovranità nei sistemi politici. Infatti, «l’essenza della democrazia consiste nel rendere il popolo e i suoi organismi (che ne sono diretta o indiretta emanazione) coscienti del valore dei diritti individuali e collettivi (e dei doveri corrispondenti) e della loro coordinazione o subordinazione secondo i casi. In democrazia l’opzione e decisione politica appartiene agli organismi tecnici e responsabili ma il giudizio di valore è un giudizio popolare». Stante questo intreccio fra istituti di rappresentanza e sovranità popolare, occorre chiarire come quest’ultima venga intesa alla luce del metodo liberale. Quanto alla sostanza democratica, il metodo liberale concepisce la sovranità popolare come partecipazione del popolo, in regime costituzionale, alla formazione del regime stesso tramite l’elezione di organismi rappresentativi, la petizione popolare, il ricorso agli istituti referendari. Contro qualsiasi residuo idealistico, non ammette che il popolo sia fonte assoluta di autorità e di sovranità quale principio etico-giuridico – come ugualmente non ammetteva che lo fosse il sovrano assoluto d’ancien régime. Che il metodo politico liberale sia un superamento dello Stato etico e un’efficace sintesi della dimensione formale e degli aspetti sostanziali della democrazia lo si può dimostrare ricorrendo al «caso di scuola» dell’opposizione a una legge ingiusta: come conciliare l’opposizione alla legge ingiusta con l’adesione alle regole democratiche? Ebbene, il metodo della libertà prescrive che l’opposizione a una legge ingiusta avvenga all’interno delle procedure democratiche, ovvero accettando il principio di maggioranza: la stessa volontà sovrana che ha voluto la legge deve essere quella che deve respingerla – con ciò implicando un esercizio attivo e continuato della sovranità popolare, anche fino all’obiezione di coscienza. In definitiva, il metodo liberale resta l’unica maniera incruenta di cambiamento per i regimi politici, giacché ne garantisce l’evoluzione attraverso la composizione pacifica del conflitto, con il ricorso al metodo della libertà e al metodo rappresentativo.

Il pluralismo come metodo e come risorsa

Bibliografia

Il partito popolare italiano, III, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2003.