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Glossario

Le voci del glossario sono tratte dal “Dizionario del liberalismo italiano” pubblicato da Rubbettino per il centocinquantesimo anniversario dell’Unità. L’occasione si rivelò preziosa per rimediare ad una lacuna: la mancanza di un Dizionario del Liberalismo italiano, ciò che costituiva un paradosso in considerazione dell’importanza che il liberalismo ha avuto nella storia d’Italia. Gli autori sono storici, economisti, giuristi, critici, giornalisti, tra i maggiori esperti della materia, appartenenti ad indirizzi disciplinari e a scuole di pensiero diversi, che hanno lavorato in piena indipendenza ed autonomia, accomunati dall’interesse scientifico e soprattutto ispirati da un ethos civile. La lettura del Dizionario aiuta a comprendere il passato dell’Italia, con tutte le sue luci e le sue ombre, ma anche il presente, caratterizzato da un deficit di liberalismo, che è una delle cause dell’anomalia italiana rispetto alle grandi democrazie occidentali. Il messaggio che se ne può ricavare è che per un popolo dimenticare le proprie radici significa perdere il senso della sua identità.

Comitato Promotore: Giampietro Berti, Dino Cofrancesco, Luigi Compagna, Raimondo Cubeddu, Elio d’Auria, Eugenio Di Rienzo, Francesco Forte, Tommaso Edoardo Frosini, Fabio Grassi Orsini, Giovanni Orsina, Roberto Pertici.

 

Introduzione

L’idea di un Dizionario del liberalismo italiano nasce da una esigenza obiettiva: mentre esistono dizionari su quasi tutti i movimenti politici, non esiste un’opera del genere che riguardi il liberalismo. Abbastanza indicativo è che al fenomeno fascista siano stati dedicati ben tre contributi quali il Dizionario del fascismo, a cura di V. De Grazia e S. Luzzatto, Einaudi, Torino 2002-2003, il Dizionario del fascismo: storia, personaggi, cultura, economia, fonti e dibattito storiografico, a cura di A. De Bernardi, Scipione Guarracino, Mondadori, Milano 2006 e il Dizionario dei fascismi: personaggi, partiti, cultura e istituzioni in Europa dalla grande guerra a oggi, a cura di Pierre Milza, Bompiani, Milano 2006. Così come l’ultimo dei numerosi contributi dedicati alla Resistenza, a partire dai sei volumi della Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza di cui primo direttore fu Pietro Secchia (Milano, La Pietra 1968-1989), è stato pubblicato soltanto qualche anno fa col titolo Dizionario della Resistenza, a cura di E. Collotti, R. Sandri e F. Sassi, Einaudi, Torino 2002-2003. Per quanto riguarda le principali famiglie politiche della storia d’Italia si pensi al recente Dizionario del comunismo nel XX secolo, a cura di S. Pons e R. Service, Einaudi, Torino 2006 o ai più datati, ma non meno importanti Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980, diretto da Francesco Traniello e Giorgio Campanini, Marietti, Torino 1981-1997; Il movimento operaio italiano: dizionario biografico, 1853-1943, curato da Franco Andreucci e Tommaso Detti, Editori Riuniti, Roma 1979 e il Dizionario biografico degli anarchici italiani, diretto da Maurizio Antonioli e Giampietro Berti, Bes, Pisa 2003-2004. Una assenza di tal genere è ancora più evidente se si considerano gli strumenti di cui si dispone per altri paesi europei, soprattutto on line per iniziativa di partiti e fondazioni, per non parlare delle voci inserite nei maggiori dizionari riguardo ai vari movimenti e alle scuole di pensiero nazionali. Nonostante questa lacuna, non si può dire che sul liberalismo italiano non esista una letteratura, che tra l’altro si è andata incrementando in questo ultimo decennio. Rimandiamo alla nota in appendice per gli essenziali riferimenti bibliografici.

Anche alla luce di questo rinnovato interesse storiografico, l’assenza di un dizionario del liberalismo italiano costituiva una situazione paradossale, che contrastava con l’importanza che il liberalismo ha avuto per l’unificazione del paese, la sua indipendenza e la costruzione di uno stato moderno, senza pensare, poi, al contributo dato dai liberali all’evoluzione del pensiero filosofico, politico ed economico, alle scienze giuridiche e sociali e alla stessa incidenza che le élites dirigenti e la classe politica liberali hanno avuto negli anni fondativi del sistema rappresentativo nel processo unitario e nella riconquista della democrazia in questo dopoguerra. Rimediare a questa lacuna è sembrato quindi necessario, tanto più in occasione del centocinquantesimo anniversario della proclamazione dell’Unità. La ragione fondamentale che ha spinto i coordinatori dell’opera e ha trovato il consenso degli autori è stata la constatazione dell’eclissi della cultura liberale in quest’ultimo quarantennio, con la conseguente perdita della memoria del liberalismo e dei suoi valori, ciò che ha contribuito a produrre un deficit nella società italiana.

Per quanto riguarda i contenuti, si è pensato di organizzare il primo volume in lemmi teorici e di ricostruzione storica, mentre un secondo volume sarà dedicato alle voci biografiche, corredato da apparati statistici e cronologie istituzionali.

Nelle intenzioni dei coordinatori dell’opera, questo Dizionario non doveva essere un’enciclopedia, né un dizionario di politica, né una storia di partito. Non è un’enciclopedia perché non ha l’ambizione della completezza. Per quanto ci si sia sforzati di coprire molti temi e argomenti, con l’obiettivo di fornire uno spettro per quanto possibile ampio dei principi e delle regole su cui il liberalismo italiano si è fondato, delle manifestazioni spirituali, culturali attraverso le quali esso si è estrinsecato e delle realizzazioni cui ha dato vitanell’ordine politico, non si può dire infatti che il Dizionario sia esente da lacune. Esso deve però essere inteso come un’opera in progress, alle cui mancanze ci auguriamo di poter riparare in una futura edizione on line.

Questo repertorio è qualcosa di meno di un dizionario di politica e al tempo stesso qualcosa di diverso, perché tratta di questioni che non rientrano soltanto nel campo della scienza politica, del diritto pubblico e della filosofia politica, ma anche in quello dell’economia, nel campo etico-religioso o della cultura in genere o della storia del liberalismo italiano. Non si può nemmeno fare a meno di constatare che il dizionario non ha molti punti in comune con quelle «storie di famiglia» che rispondono a logiche identitarie tipiche dei partiti politici; e ciò non solo perché il liberalismo, pur essendo il più antico tra i movimenti politici, fu tra gli ultimi a dar vita a un partito, che peraltro non esiste più, ma perché le sue vicende si intrecciano molto più di quelle degli altri partiti con la storia della nazione italiana, in tutti i suoi aspetti, sino a identificarsi con essa per un lungo tratto del suo cammino unitario. Ciò risulta evidente – e apparirà chiaro dal secondo volume – se non dalla totale coincidenza, dalla sovrapponibilità del profilo prosopografico delle élites dirigenti e del ceto politico liberali alla sagoma della classe politica e dei quadri dirigenti italiani, almeno dall’Unità al primo dopoguerra . Essi tra l’altro conservano una loro consistenza anche nel secondo dopoguerra.

Rappresentare il liberalismo è, e resta, comunque un problema, per la particolare specificità di questo «movimento», un problema più complesso rispetto a quello che hanno dovuto affrontare i curatori di dizionari riferibili ad altre aree politico-culturali. Infine, dobbiamo qui precisare che né i coordinatori, né gli autori sono stati determinati nel loro lavoro da logiche ideologiche o di appartenenza politica, semmai, pur nelle loro spesso distanti posizioni, dalla condivisione di un ethos civile. Per quanto riguarda il primo volume, ne è risultato dunqueun inventario critico, che non pretende di esaurire tutte le questioni riferibili al liberalismo.

Metodologia ed autori. Arco cronologico

L’aggregazione degli autori è il risultato della positiva e ampia risposta che studiosi appartenenti a diverse università e istituti hanno dato a un’idea sorta ormai qualche anno fa. Il nucleo principale di essi si era trovato a collaborare nell’ambito di un Progetto di rilevante interesse nazionale cofinanziato dal Miur nel 2005, nell’ambito del quale sono stati organizzati tre convegni e pubblicati due volumi per i tipi Rubbettino, con la collaborazione dell’Istituto Storico per il Pensiero Liberale*, nucleo che è andato via via allargandosi. Si tratta di studiosi di generazioni, di scuole, di indirizzi disciplinari e orientamenti culturali diversi, uniti da un comune interesse scientifico, quello di lavorare ad un «cantiere» per la ripresa degli studi sul liberalismo italiano, tema sino ad allora trascurato dalla storiografia. Da parte dei coordinatori del Dizionario non si è inteso indicare una metodologia, ma si è lasciato agli autori di svolgere criticamente e in piena libertà il tema scelto, con il risultato che si è venuto componendo un disegno abbastanza complessivo del fenomeno che si voleva esaminare, nel rispetto del pluralismo e dell’interdisciplinarietà.

Uno tra i primi problemi che abbiamo affrontato è stato quello dei termini a quo e ad quem cui ci si doveva attenere nella redazione delle voci. Si è ritenuto di adottare il 1815 (anche se non rigidamente) come termine iniziale non perché il liberalismo non avesse avuto una incubazione più antica (non mancano infatti voci come romanticismo o moderatismo), ma perché sul piano politico è a partire dalla Restaurazione che si configurano meglio i movimenti d’opinione da cui trarranno origine i partiti politici del Risorgimento. Abbiamo, poi, pensato di fissare il termine ad quem agli anni Novanta del secolo scorso per una differente serie di motivi. Si è ritenuto, infatti, che quegli anni furono un turning point per la politica internazionale, a causa della fine della guerra fredda e il crollo dell’Urss e anche perché, sempre in quegli anni, si è avuta una svolta nella politica interna, sia a causa della fine del comunismo, che per il collasso del sistema dei partiti la cui origine rimontava al primo dopoguerra e la cui vita era stata interrotta nel 1926 con lo scioglimento dei partiti democratici, poi ricostituiti dopo la caduta del fascismo. Infine, last but not least,perché a causa di tale svolta si era avuto lo scioglimento del Pli e prodotta la diaspora dei liberali. Fissare questo termine finale non significa, tuttavia, aver voluto sfuggire alla contemporaneità, perché un riesame critico del pensiero e della storia dei liberali è sempre, e oggi ancor più, un problema attuale.

Organizzazione delle voci

Senza pretendere di fornire chiavi di lettura obbligate a chi consulterà questo primo volume del Dizionario, ma allo scopo di far comprendere i criteri di organizzazione del lemmario, se ne presenta qui una ripartizione sulla carta. I coordinatori hanno ritenuto che per quanto riguarda i concetti generali dovessero essere presenti voci come libertà, autorità, legittimità, nazione, sovranità, patria, principio di nazionalità, stato di diritto, cittadinanza, democrazia e rappresentanza, legge e codificazione, ideologia, caratteri del liberalismo italiano, umanesimo liberale, sussidarietà, metodo liberale.

Per quanto riguarda le istituzioni, è stata riservata particolare attenzione, preliminarmente alle norme fondamentali e alle consuetudini che ne legittimano l’ordinamento e ne regolano l’organizzazione e il funzionamento: i plebisciti, il referendum, le forme di governo, le costituzioni (Statuto e Costituzione repubblicana), il federalismo, i modelli costituzionali stranieri e la loro influenza su quello italiano (Germania, Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti), il costituzionalismo, le forme di stato (monarchia e repubblica), gli organi dello stato (Camera dei deputati, Senato, regolamenti parlamentari), l’amministrazione, l’esercito, la giustizia (la Magistratura), la Corte dei Conti, i prefetti, le autonomie locali, la diplomazia. Strettamente connesso con quello istituzionale, è lo spazio che si è voluto affidare agli aspetti giuridici, con voci come diritto privato, diritto pubblico, diritto penale, diritto del mercato, diritti civili e diritti umani o più propriamente filosofico-giuridici con la voce diritto naturale.

Un ruolo preminente non poteva non essere occupato dalla politica. In questo comparto possono confluire alcuni movimenti culturali che hanno caratterizzato il costume politico (il moderatismo, i dottrinari, il neoguelfismo, il mazzianesimo, il radicalismo) o quei fenomeni che hanno avuto rilevanza nella vita politica come il trasformismo, il giolittismo (e l’antigiolittismo), il parlamentarismo e l’antiparlamentarismo, il liberalnazionalismo, il salandrismo, il nittismo, il qualunquismo, l’azionismo o abbiano rappresentato modelli contrapposti al liberalismo (totalitarismo) o con cui il liberalismo italiano si è confrontato o modalità di funzionamento del sistema rappresentativo (come il bonapartismo). Sempre in questo contenitore possono trovare collocazione le voci che si riferiscono ai sistemi elettorali e quelle di carattere storico che si riferiscono ai partiti e sistemi di partito o alle associazioni politiche di tendenze liberali nei vari periodi storici, come la carboneria, ma anche alle organizzazioni politiche di carattere parlamentare (Democrazia sociale) o a forme partitiche più compiute come il Partito radicale di età giolittiana e poi degli anni della repubblica, il Partito democratico del lavoro e ovviamente il Pli, oppure a forme associative come la massoneria o le associazioni combattentistiche che hanno avuto un’influenza sulla politica (reducismo) e le minoranze (ebrei). Infine, sempre nel comparto politico può essere collocata anche la politica estera, contesto nel quale si devono includere i lemmi europeismo e atlantismo e i rapporti Chiesa e Stato, la guerra e la diplomazia di partito come l’Internazionale liberale e ancora l’emigrazione politica e il colonialismo.

Per ciò che riguarda l’economia, devono essere segnalati quei lemmi dedicati a concetti relativi al pensiero economico o a questioni più generali come il capitalismo, il profitto, il diritto di proprietà (l’esproprio), la rendita, il mercato, l’impresa e l’imprenditore, la concorrenza, la distribuzione del reddito, il diritto d’autore. Altri lemmi sono dedicati alla politica economica e finanziaria, l’industria, la moneta, le banche, l’agricoltura, le bonifiche (bonifiche integrali), il divario Nord-Sud (questione meridionale), liberismo, statalismo, autarchia e corporativismo, bilancio, imposta e spesa pubblica.

Per ciò che riguarda la società e le politiche sociali, in questo comparto possono essere collocate voci quali classi dirigenti ed élites politiche, notabilato, società di massa, demografia, meridionalismo, mutualismo e cooperazione, sciopero e serrata, assicurazioni sociali.

Una notevole evidenza ha assunto la cultura. Sotto questo aspetto, si è innanzitutto reso necessario considerare la filosofia politica liberale, ma anche ricostruire alcuni momenti fondamentali in cui il liberalismo si è sviluppato, come la restaurazione e il risorgimento, o movimenti culturali come il romanticismo, il neoguelfismo, o filosofici come l’idealismo e il positivismo. Vanno poi considerate quelle voci che guardano ai rapporti con altri movimenti (comunismo/anticomunismo, fascismo/antifascismo, socialismo liberale, liberal-socialismo, liberalismo sociale), alle istituzioni e a «momenti» di cultura liberale(scuola, università, tutela dei Beni culturali, salotti letterari, musica, pittura, letteratura, riviste, giornalismo, storiografia).

Non minore riguardo è stato dato ai rapporti tra religione e politica, in relazione ai quali sono presenti i lemmi laicità, religione, cattolicesimo liberale/liberalismo cattolico, cristianesimo e capitalismo.

Nell’organizzazione di questo schema storico-teorico-concettuale ci si è posti la domanda: cosa è il liberalismo italiano? Domanda alla quale è assai difficile rispondere e che in ogni caso richiede risposte non univoche. Per liberalismo, si possono infatti intendere molte cose: un’ideologia, una filosofia politica, una dottrina economica, un metodo di governo, un partito. Su questi punti si possono trovare nel Dizionario alcuni chiarimenti, anche se forse le interpretazioni più diffuse sono quelle che riflettono una visione meno dogmatica e più pragmatica, intendendo il liberalismo come una filosofia politica e un metodo di governo, e, se si vuole, come un’esperienza storica. Forse è soltanto in questo ultimo senso che si può parlare di un liberalismo «italiano». Altrimenti è difficile definire in termini nazionali un movimento di pensiero che ha avuto radici europee e proiezioni internazionali.

Non è questione, dunque, di porsi il problema se il nostro liberalismo abbia avuto o abbia caratteri di originalità, quanto, invece, se esso abbia avuto una sua specificità rispetto alle condizioni del nostro paese. A questo riguardo, anche se il liberalismo italiano non ha contribuito a creare un pensiero capace di dare vita a sistemi filosofici in grado di influenzare quello di altri paesi – il che non significa che non abbia avuto dei «pensatori» (come Croce e Gentile o Einaudi o Leoni) – non si può negare che esso abbia ispirato una «rivoluzione nazionale» da cui è nato uno stato moderno, modellato su principi e su una legislazione che sono espressioni della realtà nazionale. L’urgenza di costruire lo stato ha reso necessario fondare una scienza dell’amministrazione su basi nazionali e una cultura giuridica nei vari campi del diritto, così come non si può trascurare il contributo che Mosca, Pareto e Michels hanno dato alla fondazione di una moderna scienza politica; ha determinato la formazione di un pensiero economico in funzione della creazione di un mercato nazionale, al cui servizio è stato creato un complesso di infrastrutture moderne, provvedendo allo stesso tempo a inserire l’economia italiana in un sistema internazionale. È stato perciò necessario per i governanti liberali inventarsi una politica estera che ha avuto il merito di trasformare la questione italiana in un problema internazionale e avviare il nostro paese a occupare un suo posto come la «più piccola delle grandi potenze» nel concerto internazionale. In conseguenza, ci si dovette dotare di un apparato militare che, pure nella scarsità delle risorse, fu capace di sostenere uno sforzo bellico di lunga durata, che va dalle guerre d’indipendenza alla Grande guerra, attraverso le quali si è realizzata l’unità territoriale del paese e per la prima volta la nazionalizzazione delle masse. Non si può sottovalutare, poi, il ruolo esercitato in quel periodo dalla scuola nell’opera di alfabetizzazione e di istruzione e dalla cultura nelle sue varie espressioni nella fondazione dell’identità nazionale. È innegabile che fino al primo conflitto mondiale la grande cultura, nei vari campi del sapere, si sia identificata con quella liberale.

Non si può dire che il fascismo, avversario storico del liberalismo, che ha avuto nei confronti della tradizione risorgimentale un complesso rapporto di negazione/superamento, sia riuscito a cancellarne le tracce. Come è stato messo in luce dalla recente storiografia, è a partire dagli anni Sessanta-Settanta del Novecento che la cultura liberale subisce una eclissi, sotto l’influenza delle culture critiche (marxista e cattolica). Un fenomeno che si riscontra facilmente nei riguardi della cultura giuridica ed economica, che erano riuscite a sopravvivere alle rotture istituzionali prodotte dal regime, tanto che l’Italia ha perso quasi completamente quei residui tratti liberali, anche quelli ancora presenti nella Costituzione repubblicana, residui ereditati dall’Italia prefascista e conservati attraverso una prassi che la classe politica democratica e antifascista aveva saputo indicare nella transizione dal fascismo alla Repubblica. Dopo la quasi completa marginalizzazione della cultura liberale avvenuta nell’ultimo quarantennio, è stata recentemente da più parti – anche dagli avversari storici – sollevata la richiesta se non di una «rivoluzione liberale», quanto meno di una liberalizzazione del sistema, anche se spesso non se ne intendesse completamente il significato. Non si può negare che vi sia stata in questi ultimi tempi una ripresa della cultura liberale, ma non si tratta tanto di un «ritorno al liberalismo» di tradizione italiana, quanto di un «neoliberalismo» risultante in molti casi da un felice trapianto di teorie straniere. Si deve riconoscere che nel panorama odierno questo «neoliberalismo», per quanto a volte non parli con «accento» italiano, ha dimostrato una innegabile vitalità, che del resto è testimoniata da molte voci contenute in questo Dizionario, che però non annullano quelle visioni più in sintonia con le interpretazioni classiche del liberalismo politico italiano. Si può sostenere che per quanto le letture del liberalismo presenti nel Dizionario siano spesso tra di loro dissonanti, esse alla fine si bilancino in una composizione che restituisce la complessità e la pluralità della cultura liberale.

D’altra parte, l’obiettivo prefissato è stato quello di fare un «inventario critico» del liberalismo italiano, non certo per difenderne pedissequamente la tradizione o per sostenerne acriticamente l’originalità, quanto per documentarne appunto la «specificità» derivante da una particolare esperienza storica che ha avuto le sue luci e le sue ombre, ma la cui positività è fuori discussione. Più che puntare su di una definizione di liberalismo c’è da domandarsi quali siano stati i temi caratterizzanti il liberalismo italiano: quale, in definitiva, è stato il ruolo del liberalismo nella storia d’Italia, nella cultura, nel pensiero filosofico, in quello economico e giuridico, nell’organizzazione dello stato e nella politica estera. Ed è a queste questioni che hanno l’ambizione di rispondere le voci del Dizionario. Si deve anche osservare che più che di liberalismo, si dovrebbe parlare di «liberalismi» vista la varietà di posizioni e di interpretazioni date al liberalismo in Italia. Dalla lettura delle voci apparirà chiaro come tali posizioni e interpretazioni nel corso della storia siano state tra di loro spesso contrastanti, ma in molti casi complementari. Vi sono stati liberali idealisti e positivisti; credenti, laici e anticlericali; progressisti e conservatori; protezionisti, liberisti o a favore dell’economia sociale di mercato; favorevoli a un tipo o ad un altro di alleanza internazionale e via dicendo, ma tra loro vi erano dei punti in comune fermi e condivisi: la difesa dei diritti civili e politici, della libertà religiosa, del legame con la tradizione risorgimentale, il rispetto delle istituzioni liberali, la dedizione all’interesse nazionale, l’idea che fosse un dovere promuovere l’istruzione popolare e la cultura, il principio di nazionalità e il rifiuto del nazionalismo.

Non è facile dire se il dizionario riuscirà a fornire delle delucidazioni ai quesiti che ci siamo posti, ma esserceli posti può servire – ce lo auguriamo – ad aprire una discussione su temi rimasti in ombra o trattati con un linguaggio che ha perso ogni rapporto con il loro vero significato e che conservano nonostante tutto una grande rilevanza politica e culturale. I temi affrontati nel Dizionario sono stati trattati criticamente, ma in modo semplice, per raggiungere un pubblico «di oggi», con sensibilità moderna, colto, ma possibilmente largo, non solo di addetti ai lavori.

Gli autori e i coordinatori hanno lavorato in un clima amichevole di concordia discors e,lasciateci dire, con lo «spirito liberale» del trial and error, secondo l’insegnamento einaudiano. L’aver sollevato queste tematiche non significa rispondere al richiamo della nostalgia del passato, ma a un impegno che nasce dalle domande di conoscenza rispetto a una tradizione che per molti versi si confonde, anche se non si esaurisce, con l’identità nazionale. Allo stesso tempo, si è inteso venire incontro all’aspirazione, largamente sentita, di un’integrazione culturale prima ancora che economica con il mondo occidentale da parte di un paese il cui tasso di liberalismo è oggi così basso da determinare una distanza e una anomalia dell’Italia nei riguardi delle grandi democrazie, dove i principi e le regole del liberalismo sono un patrimonio condiviso.

Giampietro Berti, Dino Cofrancesco, Luigi Compagna, Raimondo Cubeddu,
Elio d’Auria, Eugenio Di Rienzo,
Francesco Forte, Tommaso Edoardo Frosini,
Fabio Grassi Orsini,
Giovanni Orsina, Roberto Pertici

Nota bibliografica

Per quanto riguarda i dizionari, il paese europeo che dispone di maggiori contributi è forse la Gran Bretagna, dove esistono un Dictionary of liberal biography (London 1998), un Dictionary of Liberal Quotations (London 1999) e un Dictionary of Liberal Thought (London 2007), tutti curati da D. Barack. Per il caso tedesco, ma anche per quello francese, esistono degli interessanti strumenti enciclopedici on-line sulle pagine web di fondazioni culturali o partiti politici. Da citare è poi il Dictionary of Conservative and Libertarian Thought, ed. by N. Ashford e S. Davies (London, New York, Routledge 1991), che è una esposizione per lemmi del pensiero politico ed economico conservatore e libertario ed anche un utile repertorio dei maggiori contributi in materia.

Anche se mancava, sino ad oggi, un Dizionario del liberalismo italiano, non sono ovviamente mancati contributi italiani sulla storia del liberalismo. Tra questi sono ormai «classici» i lavori di G. De Ruggiero, Storia del liberalismo europeo, Bari 1925; P. Gentile, L’idea liberale, Milano 1958; N. Matteucci, Il liberalismo in un mondo in trasformazione, Bologna 1972; Id., Organizzazione del potere e libertà. Storia del costituzionalismo moderno, Torino 1976 e Il liberalismo in una democrazia minacciata, Bologna 1981; M. Salvadori, L’eresia liberale, Bologna 1979; E. Cuomo, Profilo del liberalismo europeo, Napoli 1981; N. Bobbio, Liberalismo e democrazia, FrancoAngeli, Milano 1986, e più recenti contributi come la voce Liberalismo che si ritrova in alcune opere come il Dizionario di politica, diretto da N. Bobbio, N. Matteucci, G. Pasquino, Utet Libreria, Torino 2004, redatta da Matteucci; nella Enciclopedia delle Scienze Sociali, Roma 1991-2001, di G. Bedeschi; nella Enciclopedia del pensiero politico, Laterza, Roma-Bari 2005, di D. Cofrancesco; nel Dizionario di storiografia, Mondadori, Milano 1996, di F. Conti; in Treccani Filosofia. I Dizionari Tematici Treccani, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2010, a firma di S. De Luca. Vanno citati poi L. Compagna, E. Cuomo, La democrazia dei liberali, Giappichelli, Torino 2000; G. Bedeschi, Storia del pensiero liberale, Bari-Roma 2004 (ultima ed.); D. Cofrancesco, La democrazia liberale (e le altre), Rubbettino, Soveria Mannelli 2003; R. Cubeddu, L’atlante del liberalismo, Ideazione, Roma 1997, Id., Margini del liberalismo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003 e dello stesso autore (con A. Masala) l’introduzione a Liberalisme italien nella Histoire du liberalisme en Europe, eds J. Petitot, P. Nemo, Puf, Paris 2006, trad. it. Storia del Liberalismo in Europa, Rubbettino, Soveria Mannelli (in corso di pubblicazione), dove il caso italiano è stato trattato in vari saggi da P. Heritier, P. Steiner, F. Felice, E. De Nuoscio, R.A. Modugno, J. Petitot, L.M. Scarantino; Atti del Convegno La prospettiva del meridionalismo liberale in onore di Rosario Rubbettino nel decennale della sua scomparsa, Roma-Soveria Mannelli 7-8 ottobre 2010 (in corso di pubblicazione); C. Ocone, Dario Antiseri, Liberali d’Italia, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011.

Guardando all’ultimo decennio, la Fondazione Einaudi di Roma ha svolto una intensa attività di recupero, pubblicando per i tipi Rubbettino alcuni testi dimenticati ma ancora di grande fascino come il già citato L’idea liberale di P. Gentile, curato da T. Amato (2002); La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide di G. Giannini, con un dibattito su liberalismo e qualunquismo di G. Orsina e V. Zanone e postfazione di S. Setta (2002); gli Studi sul potere di P. Biondi, con prefazione di V. Zanfarino e postfazione di G. Cattaneo (2004); Il regime liberale e l’avvento del fascismo di O. Malagodi, curato da F. Cammarano (2005), I girondini del Novecento di M. Vinciguerra, con presentazione di A. Carioti (2005), Guerra e dopoguerra. Ordine internazionale e politica delle nazionalità di F. Ruffini, curato da A. Frangioni (2007).

Sul recupero dei classici del liberalismo si è impegnata anche la Fondazione Libro Aperto, che ha pubblicato gli Scritti economici di Camillo Cavour e gli Scritti e discorsi politici di Cavour, ambedue curati da P. Barrotta, M. Bertoncini, A.G. Ricci; Degli ultimi casi di Romagna di M. d’Azeglio, curati da G. Ravaglia; I partiti politici e la ingerenza loro nella giustizia e nell’amministrazione di M. Minghetti; le Memorie della mia vita di G. Giolitti; i Diritti di libertà di F. Ruffini; l’Opera critica di P. Gobetti e Le Ideologie politiche di G. Malagodi; I verbali dei governi Cavour (1859-1861), a cura di M. Bertoncini e A.G. Ricci. Altri volumi pubblicati dalla Fondazione sono Banchieri di libertà di A. Patuelli; Grandi laici della Repubblica. Nobiltà della politica di F. Fabbri, con prefazione di A. Ghirelli e post-fazione di S. Folli; Le libertà costituzionali di A. Bozzi, curato da G. Bozzi; I problemi della libertà di G. Malagodi, curato da A. Patuelli; L’uomo morale e la rivoluzione italiana di P. Bagnoli; Croce e il metodo liberale di E. Paolozzi.

Anche la Fondazione Einaudi Torino promuove, oltre agli Annali, una attività editoriale, rispetto alla quale segnaliamo: «From our Italian correspondent», Luigi Einaudi’s articles in The Economist, 1908-1946, Ed. by R. Marchionatti, Olschki, Firenze 2000; Economia, sociologia e politica nell’opera di Vilfredo Pareto, a cura di C. Malandrino e R. Marchionatti, Olschki, Firenze 2000; L. Einaudi, Riflessioni di un liberale sulla democrazia: 1943-1947, a cura di P. Soddu, Olschki Firenze 2001; F. Forte, L’economia liberale di Luigi Einaudi. Saggi, Olschki, Firenze 2009; La Scuola di economia di Torino. Co-protagonisti ed epigoni, a cura di R. Marchionatti, Olschki, Firenze 2009. Le due fondazioni hanno collaborato per la predisposizione della mostra L’eredità di Luigi Einaudi. La nascita dell’Italia repubblicana e la costruzione dell’Europa, il cui catalogo pubblicato da Skira (Milano) nel 2008 e curato da R. Einaudi, si avvale dei contributi di P. Carucci, L. Einaudi, R. Faucci, F. Forte, R. Marchionatti, U. Morelli, M. Omiccioli, P. Silvestri, P. Soddu, V. Zanone, C. Blasberg, A. Giordano, quest’ultimo autore di una monografia sul Pensiero politico di Luigi Einaudi, pubblicato per Name (Genova) nel 2006, e più di recente di un saggio dal titolo Contro il regime. Panfilo Gentile e l’opposizione liberale alla partitocrazia (1945-1970), Fondazione Einaudi Roma, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010.

Più «militante» è l’attività editoriale dell’Istituto Bruno Leoni, maggiormente orientata verso gli studi di carattere economico, politico e giuridico, che nella collana Diritto mercato e libertà ha anch’essa riproposto alcuni classici del pensiero liberale, come gli scritti di Bruno Leoni in La libertà del lavoro, per cura di C. Lottieri; in Collettivismo e libertà economica. Editoriali militanti (1949-1967) (2007), con prefazione di C. Callieri e come gli Scritti di scienza politica e teoria del diritto (2009) con prefazione di G. Rebuffa. Di S. Ricossa sono stati ripubblicati La fine dell’economia (2006) e Straborghese (2010), con prefazione di A. Mingardi, con Rubbettino Maledetti economisti (2010), Manuale di sopravvivenza a uso degli italiani onesti (2011) entrambi con prefazione di L. Infantino e Impariamo l’economia (in corso di pubblicazione). Da segnalare gli studi di C. Lottieri, Le ragioni del diritto. Individui e ordine giuridico nel pensiero di Bruno Leoni (2006) e di F. Forte, Ezio Vanoni economista pubblico (2009).

Sul versante della storia del pensiero liberale si sono registrati negli ultimi anni diversi contributi, con una certa attenzione proprio nei confronti dell’opera di Bruno Leoni. Tra questi segnaliamo la prima edizione italiana de La libertà e la legge, con introduzione di R. Cubeddu, Liberilibri, Macerata 1995; A. Masala, Il liberalismo di Bruno Leoni, Rubbettino, Soveria Mannelli 2003, che per la stessa casa editrice ha pubblicato anche La teoria politica di Bruno Leoni (2005); sempre di Bruno Leoni vanno poi citate le Lezioni di Dottrina dello Stato, raccolte da F. Boschis e G. Spagna, con pref. di R. de Mucci e L. Infantino, Rubbettino, Soveria Mannelli 2004 e Il diritto come pretesa, con introduzione di M. Barberis e curato da A. Masala, Liberilibri, Macerata 2004; da citare anche E. Baglioni, L’individuo e lo scambio. Teoria ed etica dell’ordine spontaneo nell’individualismo di Bruno Leoni, Esi, Napoli 2004.

Sono da citare inoltre gli studi di D. Antiseri sul cattolicesimo liberale, tutti pubblicati per Rubbettino, come Cattolici a difesa del mercato (2005); Liberali e solidali. La tradizione del liberalismo cattolico (2006); La via aurea del cattolicesimo liberale (2007); Il liberalismo cattolico italiano. Dal Risorgimento ai nostri giorni (2010). E altri due recenti contributi, quello di D. Cadeddu, Del liberalismo di Luigi Einaudi. Tre esercizi di lettura, Cuem, Milano 2007 e di E. Capozzi, Il sogno di una costituzione. Giuseppe Maranini e l’Italia del Novecento, il Mulino 2008.

Sempre in riferimento all’ultimo decennio, per quel che riguarda la storia del movimento politico liberale bisogna dire che la storiografia ha compiuto notevoli progressi, tanto da far apparire ormai datata la voce Liberali di G.C. Jocteau contenuta nel Dizionario storico dell’Italia unita, a cura di B. Bongiovanni e N. Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari 1996. Tali progressi sono stati dovuti anche alla pubblicazione di nuovi strumenti di ricerca, non dimenticando che per anni la «memoria» dell’attività politica dei liberali italiani non è stata affidata, come in altri contesti partitici, ad alcun apparato collaterale, riuscendo a sopravvivere grazie soltanto alla dedizione di personaggi come Ercole Camurani, di cui si ricorda una ormai mitica e ancor oggi utile Bibliografia del P.L.I. (Reggio Emilia 1968). In tempi più vicini a noi, alcuni istituti culturali hanno potenziato la loro funzione archivistica, nonché quella più propriamente editoriale, come nel caso delle già citate Fondazioni Einaudi di Roma e di Torino, della Fondazione Cortese di Napoli, del Centro Pannunzio di Torino, solo per citare le più attive. Tra i nuovi strumenti di ricerca di cui sopra, è ancora per la Fondazione Einaudi Roma che nel 2004 è stato pubblicato Il Partito liberale nell’Italia repubblicana. Guida alle fonti archivistiche per la storia del Pli. Atti dei congressi e Consigli nazionali, Statuti del PLI, 1922-1992, a cura di G. Orsina e con presentazione di V. Zanone (Rubbettino), che si è rivelato di grande utilità. Altro elemento di novità sul versante archivistico è l’Inventario degli Archivi dell’Istituto per la Storia del Movimento Liberale (1885-1995), curato da L. Falchi, E. Serinaldi e F. Simonelli e pubblicato nel 2005 dalla Camera dei Deputati, una guida a importanti fondi documentari conservati dall’Istituto emiliano, pubblicazione che segue quella dell’Inventario del Fondo Mario Pannunzio, sempre conservato presso la Camera dei Deputati, curato da L. Devoti (Roma 2003), che contiene documentazione riguardante non solo l’attività giornalistica dell’intellettuale lucchese, ma anche la sua attività di uomo politico.

Dopo la pubblicazione dei due volumi Il partito politico nella belle époque. Il dibattito sulla forma-partito in Italia tra Otto e Novecento,curato da G. Quagliariello (Giuffrè, Milano 1990), e Il partito politico dalla Grande Guerra al fascismo. Crisi della rappresentanza e riforma dello stato nell’età dei movimenti politici di massa (il Mulino, Bologna 1996), curato da F. Grassi Orsini e G. Quagliariello, che prestano particolare attenzione agli aspetti organizzativi del liberalismo politico italiano dall’Unità sino al periodo tra le due guerre, su questo periodo si sono registrati nell’ultimo decennio altri contributi come quello di L. Tedesco, L’alternativa liberista in Italia: crisi di fine secolo, antiprotezionismo e finanza democratica nei liberali radicali, Rubbettino, Soveria Mannelli 2002 e di A. Jannazzo, Il liberalismo italiano del Novecento,Rubbettino, Soveria Mannelli 2003. Negli ultimi anni ha avuto prosecuzione la pubblicazione iniziata nel 1986 a cura di E. d’Auria per i tipi Laterza dei Carteggi di Giovanni Amendola (1897-1909), cui segue l’anno successivo il secondo volume (1910-1912), poi appunto proseguiti dal 2003 per le edizioni Lacaita con i successivi tre volumi (1913-1918; 1919-1922; 1923-1924), un contributo di assoluto rilievo storiografico, anche per una ricostruzione prosopografica della «rete» amendoliana. Di recente, la figura di Amendola è stata trattata in Aa.Vv., Giovanni Amendola. Commemorazione nell’ottantesimo anniversario della morte, Camera dei Deputati, Roma 2008.

Sempre sugli anni che precedono il fascismo, tra gli studi dell’ultimo decennio va poi segnalato A. Scornajenghi, La sinistra mancata. Dal gruppo zanardelliano al Partito democratico costituzionale italiano, 1904-1913, Archivio Guido Izzi, Roma 2004, mentre su aspetti più propriamente economici si deve registrare il recente contributo di A. Cardini, Storia del liberismo. Stato e mercato dal liberalismo alla democrazia, Esi, Napoli 2009. Per quanto riguarda l’Italia liberale, è senz’altro da citare la produzione editoriale promossa dall’Archivio Storico del Senato, che ha pubblicato i discorsi di Benedetto Croce, con un saggio di M. Maggi (il Mulino, Bologna 2002); di Vittorio Emanuele Orlando, con introduzione di F. Grassi Orsini (il Mulino, Bologna 2002); di Gaetano Mosca, con un saggio di A. Panebianco (il Mulino, 2003) e di Carlo Sforza, introdotti da E. Di Nolfo (il Mulino, 2006) e il volume Giustino Fortunato e il Senato. Carteggio 1909-1930 (Rubbettino, 2003). Una produzione che da ultimo si è impreziosita del Repertorio biografico dei senatori dell’Italia liberale (Senato subalpino e 1861-1922), ambedue curati da E. Campochiaro e F. Grassi Orsini (Bibliopolis, Napoli 2005 e 2010). Tra le pubblicazioni promosse dalla Camera dei Deputati utili alla storia del liberalismo politico citiamo qui La Questione elettorale nella storia d’Italia. Da Depretis a Giolitti (1876-1892) (2003) e Da Crispi a Giolitti (2007), ambedue di P.L. Ballini; Giovanni Malagodi. Commemorazione nel centenario della nascita (2004); Discorsi parlamentari di A. Bozzi, con introduzione di A. Patuelli (2010); Il regolamento della Camera dei Deputati da Giolitti a Mussolini, di A.P. Tanda (2010); Giuseppe Cordero di Montezemolo, la Resistenza, i militari, le Fosse Ardeatine: Storia di un italiano (2010); Giuseppe Bianchieri e l’eredità del Risorgimento (2010); Dal Piemonte all’Italia unita. Cavour a duecento anni dalla nascita (2010).

Sul periodo che va dal fascismo agli anni della Repubblica, deve essere citata la raccolta curata da M. De Giorgi, Il Movimento liberale italiano, Congedo, Galatina 2005, mentre il volume collettaneo I partiti politici nell’Italia repubblicana, curato da G. Nicolosi (Rubbettino 2006), include il saggio di A. Jannazzo su Il Partito Liberale Italiano e quello di A. Cardini su Il partito de «Il Mondo»: liberali, «terza forza», sinistra democratica, radicali. Altri contributi sono quelli di G. Quagliariello, Il partito e la forma di governo nella riflessione dei liberali e degli azionisti nella stagione costituente, che si trova nel terzo volume de Valori e principi del regime repubblicano, curato da S. Labriola e pubblicato per Laterza nel 2006 e di P. Varvaro, Sul fascismo. Il pregiudizio anti-liberale nella costruzione del regime totalitario, per Rubbettino (2006); i saggi di F. Grassi Orsini (Questione dell’ordine pubblico e lotta politica in Italia), di G. Orsina (Translatio imperii. La crisi del governo Parri e i liberali) di Christian Blasberg (La crisi del Pli. I liberali tra Cln e qualunquismo) di G. Nicolosi (Liberali e resistenza), di Tommaso Piffer (La politica delle Brigate autonome), già autore di un volume su Alfredo Pizzoni (Mondadori 2005), pubblicati in 1945-1946. Le origini della Repubblica, curato da G. Monina (Rubbettino 2007). La rivista «Ventunesimo Secolo», particolarmente vicina a queste tematiche, ha pubblicato nel numero 5 (anno III, marzo 2004) dedicato a De Gasperi e la costruzione della democrazia, un intervento di F. Grassi Orsini su I liberali, De Gasperi e la svolta del maggio 1947. Successivamente, nel numero 8 (anno IV, ottobre 2005) la sezione monografica è stata dedicata ai Liberali e la Repubblica. Una storia da scrivere, con saggi di F. Grassi Orsini, Riaprire il cantiere: i liberali dalla crisi del regime alla ricostituzione del partito (1925-1946), P. Varvaro, L’altra Italia della resistenza liberale, G. Nicolosi, L’interpretazione liberale della resistenza, R. Pertici, La crisi della cultura liberale in Italia nel primo ventennio repubblicano. Nel numero 12 (anno VI, febbraio 2007), dedicato al 1947, ancora F. Grassi Orsini ha affrontato il tema del rapporto tra ordine pubblico e sistema politico italiano negli anni attorno alla Liberazione, con il saggio Guerra di classe e violenza politica in Italia. Dalla Liberazione alla svolta centrista (1945-1947),con ampi riferimenti alle conseguenze che il clima di illegalità ebbe sulla riorganizzazione politica delle forze liberali, soprattutto al centro-nord. Infine, nel numero 15 (anno VII, gennaio 2008), una nuova sezione monografica è stata dedicata ai Liberali nella Repubblica: l’alternativa sconfitta, con saggi di G. Orsina, Giovanni Malagodi e l’opposizione liberale al centrosinistra; D.M. Bruni, La riorganizzazione de Pli; C. Blasberg; i Liberali per il centrosinistra: Radicali e Democrazia liberale; A. Guiso, Il pregiudizio anti-liberale. Pli e destra economica nel discorso pubblico del centrosinistra; L. Tedesco, Un tentativo di fronte «padronale»: la Confintesa 1956-1958, ai quali segue un intervento di V. Capperucci e L. Compagna sulla tesi di laurea di Giovanni Malagodi, dal titolo Fra Mosca e Croce.

Riguardo al periodo compreso tra il centrismo e il centrosinistra si registrano oggi due monografie che fanno luce su aspetti in realtà mai affrontati dalla storiografia, quella di C. Blasberg, Die Liberale Linke und das Schicksal der Dritten Kraft im italianischen Zentrismus, 1947-1951, Peter Lang, Frankfurt am Main 2008 sul Movimento Liberale Indipendente e quella di G. Orsina, L’alternativa liberale. Malagodi e l’opposizione al centrosinistra, Venezia, Marsilio 2010. Così come molti aspetti nuovi sono stati trattati nei due volumi I liberali italiani dall’antifascismo alla Repubblica,editi per Rubbettino nel 2008 e nel 2010 e curati il primo da F. Grassi Orsini e G. Nicolosi e il secondo da G. Berti, E. Capozzi, P. Craveri. Il centenario della nascita di Mario Pannunzio ha generato una certa attenzione nei confronti di un intellettuale di cui non era stata mai tracciata una completa biografia, sebbene molto studiato sia stato «Il Mondo» (Cardini, Quaglieni, Spadolini, Bonetti), sulla quale si sono di recente cimentati M. Teodori, Pannunzio. Dal Mondo al Partito radicale: vita di un intellettuale del Novecento, Mondadori, Milano 2010 e A. Cardini, Mario Pannunzio. Giornalismo e liberalismo, ESI, Napoli 2011. Mentre è di carattere collettaneo il volume Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo, Rubbettino, Soveria Mannelli 2010, curato da P.F. Quaglieni, già curatore assieme a T. Conti e A. Ricotti, di Liberali puri e duri. Pannunzio e la sua eredità, Genesi, Torino 2009.

Gerardo Nicolosi

Ringraziamenti

Sentiamo di dover esprimere un vivo e cordiale ringraziamento agli autori per l’impegno disinteressato e l’alta competenza con cui hanno redatto le voci e anche per lo spirito di amicizia e di compartecipazione dimostrato nelle fasi preparatorie del Dizionario, senza i quali sarebbe stato impossibile realizzare questa opera.

Si ringrazia il prof. Gerardo Nicolosi per il prezioso supporto ideativo e scientifico dato al Comitato promotore, per la puntuale e impegnativa direzione della redazione e per essersi assunto il gravoso compito di revisione delle voci, nonché per la generosa collaborazione sul piano organizzativo. Desideriamo inoltre ringraziare Michele Donno e la dott.ssa Rossella Pace per aver collaborato con intelligenza e tatto nell’attività di segreteria della redazione e nelle ricerche bibliografiche, il prof. Stefano De Luca e la prof.ssa Vera Capperucci per aver assicurato il coordinamento del Comitato organizzatore.

Non può mancare un riconoscimento all’editore Florindo Rubbettino per aver creduto nella nostra iniziativa e per averla puntualmente realizzata, ai suoi collaboratori Giuseppe Ciambrone e Daniele Caimi, che hanno curato la parte editoriale. Ringraziamo la Fondazione Magna Carta nelle persone del Presidente Francesco Valli e del Presidente onorario prof. Gaetano Quagliariello per l’ospitalità riservata al Comitato promotore.

Infine rivolgiamo un pensiero grato all’Istituto Storico per il pensiero liberale internazionale (Ispli) e in particolare al suo Presidente Marco Baglioni e alla Direzione scientifica a cui risale l’idea originaria dell’iniziativa, per aver sostenuto, nei limiti delle sue scarsissime risorse, l’operatività della segreteria e della redazione del Dizionario.

Il Comitato promotore

 

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